Drammaturgie perverse #3
18 luglio, 2009
Lo spettacolo funziona, funziona così bene che non racconta più niente.
Falconeria
1 giugno, 2009
Prendiamo due spettacoli.
Diciamo che non sono spettacoli di teatro.
Diciamo che sono spettacoli di falconeria.
Il primo è ampio, spettacolare, quasi istrionico. Tutti sono i benvenuti. Gli animali fanno prodezze, ciascuna alla fine celebrata dall’applauso del pubblico. Il falconiere mostra sicurezza, gli animali gli rispondono bene. Quando parla usa parole come “addomesticare”, e si vanta di avere addomesticato rapaci che molti considerano inaddomesticabili. Non ha molto contatto con il pubblico perché segue gli animali, ma quando ce l’ha è accessibile e alla mano.
Il secondo evento è più piccolo, e non è uno spettacolo: è un modo per avvicinarsi al mondo dei rapaci e iniziare a conoscerli un po’ meglio. Il falconiere non fa mistero di questo intento pedagogico; anzi, è il motore e la ragione profonda di tutto ciò che fa. Gli animali sono collaboratori, fanno quel che fanno in natura, senza sottomissione nei confronti dell’uomo; non sono addomesticati. Non tutti si possono avvicinare: il falconiere non vuole cani perché innervosiscono i rapaci ed è pronto a mandare via chiunque abbia un cane. Il falconiere è preso nel suo ruolo, gestisce la folla con autorità e si dà importanza. Se chiedi qualcosa di ovvio, ti prende in giro e ti ridicolizza. Non fa mistero di preferire gli animali all’uomo.
Qual è meglio?
Drammaturgie perverse #2
7 aprile, 2009
L’orchestra suona.
Si sente solo il trombone.
La controllite della regia – definizione
6 aprile, 2009
La controllite è suscitata dalla copia di un’immagine della regia teatrale.
La regia è un’opera, un’attività, per sua natura parzialmente invisibile. Di questa opera è diffusa nella cultura un’immagine pervertita; quest’immagine viene a sua volta copiata in pratiche individuali. La copia secerne la controllite.
La controllite è:
uno stato mentale
Il regista soffre di un bisogno di controllo nei confronti di qualsiasi sviluppo della messinscena. Il bisogno genera ansia e impedisce la circolazione della fiducia all’interno della Compagnia.
una gerarchia
La controllite fonda un sistema di potere all’interno della Compagnia. Il mantenimento e la gestione della gerarchia prende il sopravvento su ogni altra considerazione o priorità (allestimento dello spettacolo, considerazioni estetiche, ecc.).
un’interpretazione del ruolo
Il regista è un capo e un padre; è la fonte di ogni sapere; è l’origine di ogni soluzione; è il vero protagonista dello spettacolo; deve imporsi; deve manifestare le proprie ossessioni; deve sottolineare in ogni istante la propria distanza dalla massa dei normali intorno a lui; deve avere da dire su tutto, ma non è tenuto ad ascoltare niente.
L’interpretazione del ruolo del regista ne genera una a sé complementare per l’attore: un figlio, un esecutore privo di responsabilità e privo di iniziative; un represso; un ipocrita.
una tecnica
La controllite prevede una preparazione puntigliosa e capricciosa che copra ogni aspetto della messinscena; le prove servono solo a mettere in pratica tutto quello che è già stato deciso; gli spettacoli sono ripetizioni del modello.
una sofistica
La controllite parla un certo linguaggio paraestetico ingannevole, dove spiccano la proprietà (il mio spettacolo), la volontà (voglio il mio spettacolo nel modo A/B/C) e il pronome personale “io” (io voglio, ecc.).
un’estetica
Gli spettacoli realizzati nella controllite sono espressioni di una voce sola, quella del regista, che si fa sentire ovunque, unica e di continuo. Poiché una voce non è sufficiente ad esprimere la ricchezza di cui un’arte del molteplice come il teatro necessita, questa voce tende ad esprimersi con una sofistica (v.) per celare i limiti della propria singolarità.
La controllite della regia
4 aprile, 2009
Mercoledì ho assistito all’incontro con Gabriele Vacis organizzato dai Teatri Possibili Liguria; solo in parte perché impegni lavorativi mi hanno imposto di arrivare in ritardo e di andarmene via prima della fine.
Fra i molti argomenti, Vacis ha dato due spunti per così dire “tecnici” sul teatro italiano.
Il primo: in Italia nella recitazione domina il ‘suono’ sul senso. Ahimé quant’è vero. Vacis dice che le cose sono cambiate (in meglio) negli ultimi vent’anni. Può darsi. Io continuo a incontrare vecchi e nuovi birignao sui palcoscenici. I nuovi sono più deleteri dei vecchi.
Il secondo: la regia è troppo spesso interpretata come la messa in opera di un piano preconcepito. Occorre cercare quel che sorprende, in primo luogo quel che sorprende noi artisti, e per farlo dobbiamo limitare il nostro compito a creare le condizioni nel quale questo possa accadere.
E’ la prima volta che sento enunciato un limite alla controllite, malattia tipica della regia in Italia. E’ un momento da celebrare. Un piccolo passo per uscire dal mondo estenuato del capocomicato.
Lo scotto della noia
29 marzo, 2009
La noia è compagna del teatro, ma a noi teatranti non piace parlarne, se non come una cosa da evitare e che comunque non fa parte dei nostri spettacoli ma solo di quelli degli altri. Peter Brook tuttavia consigliava sempre di annoiare un po’ qua e là, così da tranquillizzare i critici di trovarsi di fronte a qualcosa di ponderato e importante.
Un membro del pubblico non ancora affezionato al teatro in quanto tale tenderà a dare la colpa della noia di uno spettacolo a tutto il teatro:
- Vai a teatro?
- No, no, per carità, che noia! Ci sono andato una volta, vent’anni fa, e mi sono così rotto…!
In Inghilterra gira la voce che sia proprio questo quello che è accaduto alla Regina, venuta solo una volta al National Theatre alla sua apertura e mai più tornata.
Ciascuno di noi teatranti, perciò, ha una responsabilità non solo nei confronti del pubblico, ma nei confronti dei colleghi. Se annoiamo un pubblico, tutto il sistema ne risente. Se vai a vedere uno spettacolo altrui ed è uno spettacolo noioso, meglio non indugiare in Schadenfreude (http://it.wikipedia.org/wiki/Schadenfreude): ci stiamo perdendo tutti, non solo quella compagnia.
La conseguenza è che affluenza di pubblico e responsabilità nei confronti del sistema sono proporzionali. Tuttavia, se si tratta di una compagnia veramente importante, facilmente quella particolare compagnia troverà occasioni per rifarsi e recuperare dopo uno spettacolo noioso: grandi nomi, occasioni istituzionali, lunga storia alle spalle concedono sempre il privilegio di una seconda chance.
La sua noia sarà invece scontata dai gruppi più piccoli, ai quali, a causa della reputazione di tedio del sistema, non verrà data nemmeno una prima chance.
Drammaturgie perverse #1: Goldoni
5 febbraio, 2009
Goldoni ha tolto le maschere dai suoi testi e le produzioni di oggi ce le rimettono.