Hai fatto uno spettacolo. Sei pronto. Siete pronti. Tutto è pronto.

Presto sarà l’ora e arriverà il segnale di inizio. Sarà un buio, sarà l’apertura del sipario, un suono, gli attori in platea o qualcos’altro che vi siete inventati: ma ci sarà un segnale.

Per ora siete in attesa. Del pubblico.

 

Che pubblico vuoi?

Probabilmente lo vuoi raffinato, sensibile, colto, che sappia poi esprimere con padronanza linguistica i complimenti a te dovuti; attori che rimangano colpiti; uomini di teatro che sappiano cogliere le citazioni dai maestri che hai intessuto nello spettacolo; vuoi giovani, che portino con sé freschezza, uno sguardo diverso, e gioia di vivere; critici, senz’altro, che domani scrivano bene di quello che hai fatto e sappiano vedere il tuo apporto nel lavoro d’insieme dello spettacolo, e che segnalino anche quelle novità di cui il tuo lavoro è portatore; non devono mancare i direttori di teatro, che devono essere colpiti, e inserirti nei loro cartelloni e nello loro stagioni; vuoi un pubblico che di politica e di società, sulla questioni che contano, la pensi come te, e vuoi anche un pubblico, perché no?, che sia bello a vedersi.

 

Il regista può scegliere parecchie cose. Sceglie il testo. Sceglie il luogo. La compagnia.

Ma non sceglie il pubblico.

 

Un uomo offrì una grande cena e invitò molti. E quando fu l’ora della cena mandò il suo servo a dire agli invitati: Venite che è già pronto. E tutti cominciarono parimenti a scusarsi. Il primo gli disse: ho comprato un podere e bisogna che vada a vederlo; ti prego di scusarmi. E un altro disse: Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi. E un altro disse: Ho preso moglie e perciò non posso venire. E, tornato, il servo riferì al suo padrone queste cose. Allora, pieno d’ira, il padrone di casa disse al suo servo: Esci presto per le piazze e per le strade della città e conduci qui poveri e storpi e ciechi e zoppi.

Vangelo di Luca, 14, 16-21

 

Lasciati sorprendere.

 

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