Drammaturgie perverse #3
18 Luglio, 2009
Lo spettacolo funziona, funziona così bene che non racconta più niente.
Che cos’è il letame?
16 Luglio, 2009
Che cos’è il letame?
La fine di un ciclo e l’inizio di un altro.
Reality Book
30 Giugno, 2009
Maurizio Bono ci racconta che un certo numero di recenti libri di successo hanno una caratteristica comune: una spiccata interattività. Offrono infatti numeri di telefono che puoi chiamare, video su youtube di personaggi o di episodi, siti web sui quali si può continuare l’indagine intorno ai misteri del libro, e quant’altro la fantasia del marketing riesca ad inventare: http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/spettacoli_e_cultura/reality-book/reality-book/reality-book.html .
Non credo però che tutto questo abbia a che fare con i “reality”.
Facendo un po’ d’ordine: ci sono le invenzioni che proseguono il racconto su altri media rispetto al libro (come i messaggi su internet della protagonista di “Thirteen Reasons Why”). Si tratta di un’operazione di sviluppo multimediale della narrazione.
Quando gli altri media coinvolti includono il videogame, l’interattività è inevitabile in quanto il videogame è un gioco e non può esistere che attraverso la partecipazione e il coinvolgimento. Qui il punto non è tanto internet di per sé quanto internet come mezzo di diffusione del videogame stesso. E’ interessante notare se e quando dalla situazione di libro-che-utilizza-il-gioco si arriverà a quella di gioco-che-utilizza-il-libro (per altro magari è già successo e io non lo so).
Finora molto poco “reality”, infatti non spiamo persone mentre vivono particolari esperienze, ma partecipiamo direttamente a sistemi e strutture già preparate, e quando è un elemento umano a essere presente (una voce, una figura in video) si tratta di un attore. Il “reality” non ha niente a che fare con la partecipazione, piuttosto prosegue e sviluppa la passività del pubblico tipica della televisione. La partecipazione è nel televoto (che non è una caratteristica solo del reality) e nello spiare persone normali agire in un dramma (cioè un’azione) anziché guardare artisti creare una rappresentazione di un dramma (cioè il teatro).
Infine, la terza categoria dell’interattività dei libri è quella che prevede eventi del mondo reale: lo scrittore Fitzek che, travestito da matto di un manicomio, distribuisce post-it di promozione del suo libro. Qui il reality davvero non c’entra più: siamo rientrati nel teatro.
invidia del calcio
23 Giugno, 2009
Oggi Gabriele Romagnoli prende lo spunto dalla disfatta della nazionale di calcio per dire cose condivisibili sul nostro Paese (http://www.repubblica.it/2009/05/rubriche/la-storia/romagnoli-giovani-2/romagnoli-giovani-2.html).
Da parte mia, devo ammettere che il calcio un po’ lo invidio. Almeno lì ci sono i risultati, e quelli non li puoi mettere in dubbio. Ti puoi lamentare, giustificare, ma per quanto ti accechi non puoi negare di aver perso 3 a 0, non puoi dire “non è vero, ho vinto 2 a 1”. Questi risultati, così incontrovertibili, così fattuali, sono come rintocchi dell’orologio. Toc toc, non funziona in eterno allo stesso modo, è ora di cambiare.
Se il calcio fosse come il teatro, dove il risultato non è un fatto ma una percezione, avremmo ancora Mazzola e Rivera in nazionale e perderemmo dal Brasile 30 a 0 .
FAQ ITALIA di Francesco Merlo
14 Giugno, 2009
FAQ ITALIA è un libro mirabolante, costruito con un botta e risposta che ha poco a che fare con l’essenzialità obiettiva e divulgativa delle FAQ; è invece una autointervista/confessione di un giornalista che conosce molto bene il Paese e ha tutte le parole per comunicarci questa conoscenza. Condotto con un’infettiva verve linguistica e concettuale, FAQ ITALIA vede chiaro e lontano e non ha convenienti pudori a presentare opinioni decise e incisive.
Impossibile essere d’accordo su tutto con l’autore, altrettanto impossibile rimanere indifferenti: il punto del libro è proprio il contatto con un mente lucidissima che conduce un’idiosincratica analisi del Paese riscattata da un succoso linguaggio e da una sintesi vivace. Non è la solita pubblicazione del genere “gli Italiani sono gli altri”, elenco noioso e spesso fazioso dei “mali” del Paese, piuttosto un’esplorazione speleologica degli elementi primi che compongono il Paese come mondo culturale, senza temere di ribaltare luoghi comuni di critica mostrando come quelli che percepiamo come “problemi” non siano altro che “soluzioni”. Goffe, contraddittorie e spiacevoli – ma soluzioni.
Indimenticabili la riflessione sull’ “ossimoro italiano“ (pg. 78-84), la storia del conflitto d’interessi di Cavour alla base dell’unità d’Italia (pg. 91-92), l’analisi della politica come un falsa partita di calcio (pg. 97), l’invettiva a favore delle unioni di fatto (pg. 125), il confronto fra Sordi e Gassman (129-134), l’immagine del Manzoni decrepito e ossessionato che brucia i documenti perché la sua vita coincida con la sua biografia (pg. 141), e, infine, la descrizione della gerontocrazia italiana (pg. 115), così bella che ne cito un brano qui di seguito:
…vecchi signori arroganti comandano nelle università e nelle professioni. Uomini stanchi e spesso inaciditi hanno messo in piedi un efficientissimo sistema autoreferenziale di umiliazione delle reclute, di emarginazione dei pivelli che non siano disposti alla sottomissione culturale e ideologica, al quotidiano bacio della pantafola […] una barriera contro i talenti che non si lasciano irreggimentare, un sistema di controllo e di riproduzione.
Consigliato vivamente. L’ha pubblicato Bompiani, e costa € 10.
Falconeria
1 Giugno, 2009
Prendiamo due spettacoli.
Diciamo che non sono spettacoli di teatro.
Diciamo che sono spettacoli di falconeria.
Il primo è ampio, spettacolare, quasi istrionico. Tutti sono i benvenuti. Gli animali fanno prodezze, ciascuna alla fine celebrata dall’applauso del pubblico. Il falconiere mostra sicurezza, gli animali gli rispondono bene. Quando parla usa parole come “addomesticare”, e si vanta di avere addomesticato rapaci che molti considerano inaddomesticabili. Non ha molto contatto con il pubblico perché segue gli animali, ma quando ce l’ha è accessibile e alla mano.
Il secondo evento è più piccolo, e non è uno spettacolo: è un modo per avvicinarsi al mondo dei rapaci e iniziare a conoscerli un po’ meglio. Il falconiere non fa mistero di questo intento pedagogico; anzi, è il motore e la ragione profonda di tutto ciò che fa. Gli animali sono collaboratori, fanno quel che fanno in natura, senza sottomissione nei confronti dell’uomo; non sono addomesticati. Non tutti si possono avvicinare: il falconiere non vuole cani perché innervosiscono i rapaci ed è pronto a mandare via chiunque abbia un cane. Il falconiere è preso nel suo ruolo, gestisce la folla con autorità e si dà importanza. Se chiedi qualcosa di ovvio, ti prende in giro e ti ridicolizza. Non fa mistero di preferire gli animali all’uomo.
Qual è meglio?
Pausa di primavera
13 Aprile, 2009
Da domani 14 aprile inizio le prove di “Coronado” di Dennis Lehane al Teatro Stabile di Genova. Quindi, fino al debutto del 19 maggio, il mio subconscio e il mio conscio saranno assorbiti dal lavoro di allestimento e i miei post non potranno essere che sparsi e sporadici. Ci rivediamo a fine maggio, oppure a Genova con chi vorrà venire a vedere lo spettacolo.
Drammaturgie perverse #2
7 Aprile, 2009
L’orchestra suona.
Si sente solo il trombone.
La controllite della regia – definizione
6 Aprile, 2009
La controllite è suscitata dalla copia di un’immagine della regia teatrale.
La regia è un’opera, un’attività, per sua natura parzialmente invisibile. Di questa opera è diffusa nella cultura un’immagine pervertita; quest’immagine viene a sua volta copiata in pratiche individuali. La copia secerne la controllite.
La controllite è:
uno stato mentale
Il regista soffre di un bisogno di controllo nei confronti di qualsiasi sviluppo della messinscena. Il bisogno genera ansia e impedisce la circolazione della fiducia all’interno della Compagnia.
una gerarchia
La controllite fonda un sistema di potere all’interno della Compagnia. Il mantenimento e la gestione della gerarchia prende il sopravvento su ogni altra considerazione o priorità (allestimento dello spettacolo, considerazioni estetiche, ecc.).
un’interpretazione del ruolo
Il regista è un capo e un padre; è la fonte di ogni sapere; è l’origine di ogni soluzione; è il vero protagonista dello spettacolo; deve imporsi; deve manifestare le proprie ossessioni; deve sottolineare in ogni istante la propria distanza dalla massa dei normali intorno a lui; deve avere da dire su tutto, ma non è tenuto ad ascoltare niente.
L’interpretazione del ruolo del regista ne genera una a sé complementare per l’attore: un figlio, un esecutore privo di responsabilità e privo di iniziative; un represso; un ipocrita.
una tecnica
La controllite prevede una preparazione puntigliosa e capricciosa che copra ogni aspetto della messinscena; le prove servono solo a mettere in pratica tutto quello che è già stato deciso; gli spettacoli sono ripetizioni del modello.
una sofistica
La controllite parla un certo linguaggio paraestetico ingannevole, dove spiccano la proprietà (il mio spettacolo), la volontà (voglio il mio spettacolo nel modo A/B/C) e il pronome personale “io” (io voglio, ecc.).
un’estetica
Gli spettacoli realizzati nella controllite sono espressioni di una voce sola, quella del regista, che si fa sentire ovunque, unica e di continuo. Poiché una voce non è sufficiente ad esprimere la ricchezza di cui un’arte del molteplice come il teatro necessita, questa voce tende ad esprimersi con una sofistica (v.) per celare i limiti della propria singolarità.
La controllite della regia
4 Aprile, 2009
Mercoledì ho assistito all’incontro con Gabriele Vacis organizzato dai Teatri Possibili Liguria; solo in parte perché impegni lavorativi mi hanno imposto di arrivare in ritardo e di andarmene via prima della fine.
Fra i molti argomenti, Vacis ha dato due spunti per così dire “tecnici” sul teatro italiano.
Il primo: in Italia nella recitazione domina il ‘suono’ sul senso. Ahimé quant’è vero. Vacis dice che le cose sono cambiate (in meglio) negli ultimi vent’anni. Può darsi. Io continuo a incontrare vecchi e nuovi birignao sui palcoscenici. I nuovi sono più deleteri dei vecchi.
Il secondo: la regia è troppo spesso interpretata come la messa in opera di un piano preconcepito. Occorre cercare quel che sorprende, in primo luogo quel che sorprende noi artisti, e per farlo dobbiamo limitare il nostro compito a creare le condizioni nel quale questo possa accadere.
E’ la prima volta che sento enunciato un limite alla controllite, malattia tipica della regia in Italia. E’ un momento da celebrare. Un piccolo passo per uscire dal mondo estenuato del capocomicato.